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Ma tu, ce l’hai Facebook?

Una ventina d’anni fa ci si sentiva chiedere: ‘Ma tu ce l’hai il sito internet?’. E in caso di risposta negativa, l’espressione delusa dell’interlocutore accompagnava un ‘Ah…’ a mezza bocca con dentro un rimprovero: ‘Ma come, non hai ancora il sito? Ma oggi tutti vanno in internet, non si può non esserci!

E in quella fase ancora pioneristica, senza chiedersi troppo il perché, ci s’ingegnava con contatori delle visite in home page che sembravano il contachilometri di un’auto (perché devo far vedere che il mio sito è visitato), con immagini animate di buste che sparavano fogli in uscita (perché dev’esser chiaro: qui c’è l’email!), con mondi in perenne rotazione e scritte lampeggianti che neanche in vetrina a Natale.

Ad eccezione del contesto, oggi sicuramente più maturo, e smorzando le tinte un po’ vivaci con cui abbiamo descritto la fase pioneristica di internet nel nostro paese, non possiamo evitare di fare qualche parallelismo con l’approccio ai social media e al social media marketing.

Perché è vero che oggi ‘tutti sono sui social e non si può non esserci’, ma è altrettanto vero che, forti dell’esperienza del passato, possiamo fermarci un attimo, pensare agli obiettivi che vogliamo raggiungere, e farci consigliare per evitare di sprecare tempo e risorse in attività non adeguate allo scopo.

I social sono molti, hanno regole di utilizzo differenti, e le persone che li frequentano si aspettano interazioni e relazioni diverse a seconda dell’ambiente in cui si trovano.

Proviamo a rappresentare queste differenze mediante un parallelismo fra ambienti virtuali e ambienti reali, menzionando tre social molto rappresentativi e altrettanto diffusi.

Facebook = pub

Le persone, che rappresentano un po’ tutte le categorie sociali, ci vanno prevalentemente nel tempo libero, con picchi di affluenza nella tarda serata del fine settimana. Lo scopo è essenzialmente divertirsi, ci si veste in modo molto informale, si parla un po’ di tutto ma a volte occorre farlo ad alta voce, perché non è raro trovare musica anche ad alto volume, quando non addirittura un concerto dal vivo.

Twitter = biblioteca

Le persone, che sono nella maggior parte dei casi studenti, docenti o giornalisti, ci vanno prevalentemente al mattino, con picchi di affluenza nei giorni precedenti alle sessioni d’esame o quando l’interesse prevalente viene catalizzato da un particolare argomento, che spinge la gente ad approfondire. Lo scopo è studiare e informarsi, ci si veste in modo discreto, si parla degli argomenti che ci interessano a bassa voce e preferibilmente non in sala di lettura.

LinkedIn = circolo di bridge

Le persone fanno parte di un gruppo esclusivo, appartengono a una categoria sociale omogenea, e ci vanno prevalentemente nel tardo pomeriggio, con picchi di affluenza in corrispondenza di un torneo. Lo scopo è praticare un’attività di elite, ci si veste in modo elegante e ricercato, e si interagisce unicamente con chi è simile a noi e pratica la stessa attività.

Al di là delle semplificazioni e di alcune forzature, ciò che a noi preme è dare consistenza alle scelte che a livello di comunicazione di impresa vogliamo effettuare in ambito social, ad esempio:

  • A quali categorie di persone intendo rivolgermi?
  • Per raggiungere il pubblico più ampio possibile, è meglio pubblicare nel fine settimana oppure nei giorni lavorativi? E a quali orari? E con quale frequenza?
  • Come è opportuno che mi presenti, con un atteggiamento scanzonato o con un piglio formale? Devo “parlare” a bassa voce oppure sforzarmi di superare il rumore di fondo per far arrivare il mio messaggio?
  • Quali sono le modalità di interazione con cui mi devo misurare e che mi troverò a gestire? Commenti, menzioni, condivisioni, collegamenti? E come faccio a rispondere alle critiche?

Insomma: crediamo di aver chiarito quali sono secondo noi i termini generali della questione.

Per i dettagli contattateci, siamo a disposizione!

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